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Realizzare i propri desideri genera benessere?

La vita è un intricato mosaico di emozioni, esperienze e sfide. In mezzo a tutto questo, spesso ci troviamo alla ricerca di un senso profondo di felicità e benessere. Ma cosa significa davvero essere felici? Qual è la chiave per una vita piena e appagante?

Sono domande che spesso mi è capitato di pormi. Mi chiedo infatti, come possa l’essere umano raggiungere un livello accettabile di felicità nell’ambiente in cui vive. È sufficiente realizzare i propri desideri primari e istintuali, o più in generale è sufficiente appagare desideri materiali per ritrovare il proprio benessere psico-fisico? La risposta che mi sono dato è no.

È vero che il raggiungimento della felicità e del benessere è strettamente connesso al desiderio, ma credo che questo termine, “desiderio” appunto, debba essere correttamente inteso.

La risposta a queste domande può sicuramente trovarsi nel concetto di desiderio, inteso non come bisogno o istinto, ma come una vocazione, una missione senza la quale non si può raggiungere la vera felicità.

Il desiderio infatti non è strettamente legato all’istintualità, alle pulsioni o ai bisogni primari. Si tratta in realtà di un qualcosa che caratterizza in modo specifico l’essere umano. Non è un bisogno che muove unilateralmente il soggetto verso l’oggetto, ma il desiderio è inteso nella sua accezione più profonda.

È una forza interiore capace di spingere la vita in una direzione creatrice e creativa. Quindi il desiderio, inteso in questi termini, non va domato, cavalcato o disciplinato, ma va ascoltato. Si tratta di una vera e propria vocazione esistenziale.

La nostra esistenza dovrebbe essere orientata e guidata da questo genere di tipo di desiderio. Arriviamo quindi al nocciolo della questione. Se ragioniamo in questi termini, la felicità dipende da quanto una persona riesce a rimanere fedele al suo desiderio, ovvero alla sua vocazione, alla sua missione.

La felicità dipende talmente tanto da questo, che sono convinto che l’ ”io” avvenga come soggetto, nel momento e solo quando, riesce ad entrare in contatto con il desiderio. E sono fermamente convinto del fatto che la felicità o l’infelicità dipenda dal fatto di non tradire la propria vocazione.

È solo nostra la responsabilità di assumere la chiamata e la spinta del proprio desiderio. In questo articolo, esploreremo come il desiderio possa essere la forza trainante per una vita soddisfacente, e come sia nostra responsabilità abbracciare e seguire questa chiamata interiore.

Il desiderio come missione: la chiave per una vita felice

Cerchiamo di capire meglio questa nuova prospettiva per una vita felice. Spesso infatti, quando si parla di desiderio, lo si associa a un semplice bisogno o a un’impellente pulsione. Possiamo desiderare cibo quando abbiamo fame o cercare l’affetto di un’altra persona quando ci sentiamo soli. Ma il desiderio di cui parleremo qui va oltre questi impulsi primordiali. È il desiderio che brucia nell’anima, che ci spinge a perseguire i nostri sogni e aspirazioni più profonde.

Immagina di svegliarti ogni mattina con un senso di eccitazione e determinazione, sapendo esattamente cosa vuoi fare e perché lo vuoi fare. Questo è il potere del desiderio come missione. Quando il desiderio diventa la bussola della nostra vita, tutto cambia. Non si tratta più di semplici necessità, ma di una vocazione interiore che ci guida attraverso i momenti bui e le sfide che incontriamo lungo il cammino.

La felicità è uno stato desiderato da tutti, ma spesso ci sembra sfuggente. Ciò accade quando trascuriamo il nostro vero desiderio, quando ci allontaniamo dalla nostra vocazione profonda per adattarci alle aspettative degli altri o per inseguire obiettivi che non rispecchiano chi siamo veramente.

Innanzitutto, è importante comprendere che il desiderio come missione è un’esperienza personale e soggettiva. Quello che può essere la tua chiamata profonda potrebbe essere completamente diverso da quello di qualcun altro. Non c’è una formula universale per raggiungere la felicità, perché dipende dalla realizzazione delle nostre passioni uniche.

Il poeta Rainer Maria Rilke ha scritto: “Vivi ora le domande. Forse vivrai gradualmente, senza accorgertene, nel futuro, senza risposte.” Questo suggerisce che il desiderio può manifestarsi in forma di domande e incertezze. Ma è proprio nel cercare queste risposte e nell’abbracciare il percorso che scopriamo il vero significato della nostra vita.

Troppo spesso, ci sentiamo sopraffatti dalle aspettative della società o delle persone che ci circondano. Ci diciamo che dobbiamo diventare avvocati, medici o ingegneri solo perché è quello che ci si aspetta da noi, o che dobbiamo seguire una certa carriera per guadagnare denaro e successo. Ma se questo non rispecchia il nostro vero desiderio, saremo destinati a sentirci incompleti e insoddisfatti.

La società spesso promuove un’idea distorta di successo, basata su standard esterni come la ricchezza materiale, la fama o il potere. Ma il successo vero e duraturo proviene dall’interiorità, dalla soddisfazione di realizzare il nostro desiderio come missione. Quando ci dedichiamo appassionatamente a ciò che amiamo, il successo materiale spesso segue naturalmente. Proprio perchè i beni materiali non portano felicità, la soluzione potrebbe essere quella di comprare di meno, mentre, al contrario, la pubblicità induce a comprare di più.

Anche la scuola spesso è fabbrica di malessere. Costringere un bambino di sei anni a stare seduto in un banco, per cinque ore al giorno, significa educare il bambino a un pessimo rapporto con il proprio corpo. Il che, di riflesso, provoca anche un rapporto negativo con l’autorità. I bambini imparano a sottostare a quello che viene loro imposto di fare, e a non discutere con il potere. Non devi studiare quello che interessa a te, ma quello che ti è stato imposto di studiare. Ciò trasmette indirettamente il messaggio che quello che è importante viene da “fuori di te”, e può anche non avere niente a che fare con i tuoi reali interessi o motivazioni.

Così facendo, non solo costruisci un debole rapporto con i tuoi reali bisogni, di cui quindi difficilmente prendi consapevolezza, ma costruisci anche un pessimo rapporto con il tuo tempo: pressione, fretta, programmi intensivi, moltissimi compiti a casa. Sono tutti fattori che giocano a dire solo una cosa: tu sei nato per produrre e non per vivere. Quando sappiamo bene che produzione e benessere sono due aspetti separati e ben distinti.

Oltre a ciò, non possiamo non tener conto delle relazioni interpersonali, che sono di certo di gran stimolo, sin da bambini, nell’accrescere la propria e altrui felicità. Se la felicità dipende più dalle relazioni interpersonali che dal reddito, perché allora, invece di sforzarsi tanto per lavorare e guadagnare di più, non ci sforziamo per coltivare di più le relazioni? Perché la tendenza di oggi è quella di diventare sempre più ricchi e potenti? Perché un sistema come quello dell’economia avanzata, che non aumenta il benessere, tende comunque ad allargarsi?

Le istituzioni formative, cioè le istituzioni che “formano la mente” delle persone, sono il motore principale della diffusione di tali valori a livello individuale e sociale, vedi innanzitutto i mass media. A monte ci sono sempre obiettivi commerciali. Gli spot pubblicitari, per esempio, creano una mente da consumatori materialisti, come quella sopra descritta. Al di là della pubblicità del prodotto in vendita, gli spot inviano messaggi subliminali, che ti trasmettono l’idea che la soluzione ad angosce e ansie è comprare qualcosa, quando in realtà dovresti coltivare di più il tuo tempo, i tuoi amori, la tua vita.

Pensa ad un musicista che dedica la sua vita a suonare e comporre musica, nonostante le difficoltà finanziarie e le sfide lungo la strada. Se il suo desiderio è autentico, la sua musica risuonerà nel cuore delle persone, e il successo finanziario diventa una conseguenza naturale della sua dedizione. In questo caso, il desiderio è la forza trainante che lo porta alla felicità, indipendentemente dalle difficoltà.

Le chiavi per realizzare il desiderio

La prima chiave per abbracciare il desiderio come missione è la consapevolezza di chi siamo veramente. Spesso dobbiamo fare un viaggio dentro di noi stessi per scoprire cosa ci appassiona veramente. Questo può richiedere tempo e auto-riflessione. È un viaggio che non può essere fatto da nessun altro, se non da noi stessi.

La paura è spesso ciò che ci impedisce di seguire il nostro vero desiderio. Abbiamo paura del fallimento, del giudizio degli altri, dell’incertezza. Ma è importante ricordare che il fallimento è parte integrante del processo di perseguire la nostra missione. È attraverso i fallimenti che impariamo, cresciamo e diventiamo più forti.

Inoltre, non possiamo vivere la nostra vita basandoci esclusivamente sul giudizio degli altri. Le aspettative degli altri possono essere limitanti e portarci lontano dalla nostra vocazione. È fondamentale avere il coraggio di essere noi stessi, di ascoltare il nostro cuore e di perseguire ciò che ci fa sentire vivi.

Una delle sfide più grandi nel seguire il desiderio come missione è proprio la perseveranza. Il cammino verso la realizzazione dei nostri sogni può essere lungo e tortuoso, e ci saranno momenti in cui vorremmo arrenderci. Ma è proprio in questi momenti che dobbiamo trovare la forza interiore per andare avanti. La soddisfazione di vivere la nostra missione è la ricompensa per la nostra determinazione e dedizione.

È anche importante ricordare che il desiderio come missione non riguarda solo il successo materiale. La felicità vera e duratura proviene dalla realizzazione interiore, dalla sensazione di compiutezza e significato nella propria vita. Quando seguiamo la nostra vocazione, creiamo un senso di scopo che va oltre l’accumulo di beni materiali.

Un’altra delle chiavi per vivere il desiderio come missione è la gratitudine. Apprezzare ogni piccolo passo avanti, ogni piccola vittoria lungo il cammino, ci aiuta a mantenere viva la nostra passione e ci ricorda perché stiamo perseguendo questa missione in primo luogo. La gratitudine ci tiene ancorati al presente e ci permette di apprezzare pienamente la bellezza del nostro viaggio.

Inoltre, il desiderio come missione ci connette con gli altri in modo profondo e significativo. Quando seguiamo la nostra vocazione, spesso ispiriamo gli altri a fare lo stesso. Creiamo una rete di individui che condividono la stessa passione e che si sostengono a vicenda nella realizzazione dei propri sogni. Questa connessione è preziosa e arricchisce la nostra vita in modi che non avremmo mai immaginato.

La realizzazione del desiderio come missione richiede oltretutto, anche un certo grado di autocura e autenticità. Dobbiamo prendere cura di noi stessi, sia fisicamente che mentalmente, per essere in grado di perseguire la nostra missione con successo. L’autenticità ci permette di essere veramente noi stessi e di portare la nostra unicità nel mondo.

A ciò si aggiunge la responsabilità, un altro elemento fondamentale nel seguire il desiderio come missione. Non possiamo aspettarci che qualcun altro realizzi i nostri sogni per noi. Siamo gli unici responsabili della nostra felicità e della realizzazione della nostra missione. Questo può sembrare spaventoso, ma è anche liberatorio. Significa che abbiamo il potere di plasmare la nostra vita in base ai nostri desideri più profondi.

È importante anche essere flessibili lungo il percorso verso la realizzazione del desiderio. La vita è imprevedibile, e potremmo incontrare ostacoli e cambiamenti lungo la strada. La flessibilità ci consente di adattarci alle circostanze senza perdere di vista la nostra vocazione.

Infine, la pazienza è fondamentale. Il raggiungimento del desiderio come missione può richiedere tempo, e ci saranno momenti in cui sembra che stiamo facendo passi indietro anziché avanti. Ma è proprio in questi momenti che dobbiamo coltivare la pazienza e la fiducia che il nostro cammino ci condurrà all’obiettivo finale.

Posso quindi affermare che il desiderio come missione è la chiave per una vita soddisfacente e felice. Quando seguiamo la nostra vocazione più profonda, troviamo un senso di scopo e significato che va oltre il successo materiale. È un viaggio che richiede coraggio, determinazione e consapevolezza di sé, ma è anche un viaggio che ci porta alla realizzazione più profonda di noi stessi.

La felicità non è qualcosa che possiamo trovare fuori di noi stessi. É qualcosa che risiede dentro di noi, nell’abbracciare il nostro vero desiderio e nella realizzazione della nostra missione. È un viaggio che inizia da dentro e si propaga nel mondo, creando un impatto positivo non solo nella nostra vita, ma anche nella vita degli altri.

Quindi, ti sfido oggi a riflettere su quali sono i tuoi veri desideri, la tua vocazione più profonda. Qual è la missione che ti spinge ad alzarti ogni mattina con entusiasmo? Abbracciala con tutto il cuore, perché è solo seguendo questa chiamata che potrai veramente sperimentare la felicità e la soddisfazione nella tua vita. La responsabilità è solo tua, la tua missione è tua. È ora di abbracciarla e di iniziare il tuo viaggio verso una vita piena di significato e gioia.

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